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Lo psicologo clinico e il segreto professionale

Il Codice Deontologico: una guida per la professione Gli psicologi in Italia sono giunti alla definizione del proprio C.D. dopo circa un decennio dal riconoscimento giuridico della professione e dopo le fasi necessarie a consentire lo sviluppo di un gruppo professionale. Senza pretesa qui di ripercorrere i passaggi e le proposte negli anni si ritiene comunque significativo riprendere la premessa riservata alla definizione della deontologia psicologica nelle “Proposte” della S.I.Ps., che di fatto hanno costituito il primo C.D. degli Psicologi Italiani (anni 70/80), e cioè: “la deontologia psicologica è l’insieme dei principi e degli orientamenti a cui ogni psicologo deve ispirarsi e delle regole che egli deve osservare nell’esercizio del suo lavoro e della sua professione.” Non tuttavia un mero elenco di doveri e/o di divieti ma un’espressione di valori etici e professionali; “uno strumento normativo al quale è opportuno che gli psicologi guardino per una sempre più accentuata trasparenza della propria attività lavorativa e per il consolidamento di una dignità professionale già presente nella maggioranza dei singoli, ma che è bene sia potenziata e difesa da tutta la comunità psicologica italiana” (Calvi-Gullotta “Il codice deontologico degli psicologi”). Tra le caratteristiche del C.D. vi è l’obbligatorietà in quanto è richiesto da una legge dello Stato (comma 6, art 28 legge 56/89) che prevede che il C.D. venga approvato dagli iscritti all’albo, e perché le regole di comportamento professionale contenute al suo interno si presentano come vincolanti per tutti gli iscritti, essendo previste per legge sanzioni esplicite. Il C.D. non va visto solo con valore disciplinare o un elenco di proibizioni, è la carta d’identità dello psicologo e una guida che orienta e rassicura. La deontologia è la principale funzione di un Ordine. Non va mai dimenticato che la deontologia non si riduce al solo momento disciplinare o punitivo, e che rappresenta una guida indispensabile nell’agire professionale, tanto quanto la competenza tecnica. Competenza tecnica e deontologia sono necessarie l’una all’altra. Occorre molta tecnica per essere etico (Giovanni Madonna, componente commissione deontologica CNOP) ma in modo speculare occorre molta etica per essere sufficientemente tecnici. Senza un adeguato rispetto interno a noi stessi dei principi e delle norme deontologiche, senza adeguata introiezione di esse che ci consenta di osservarle senza dovercele per forza ricordare, il nostro lavoro non può funzionare, la nostra tecnica non può essere sufficiente per produrre risultati sufficientemente positivi. “Un dottore, come spesso accade, tecnicamente bravo è, per ricaduta, un dottore corretto. Un dottore deontologicamente scorretto non potrà, per ricaduta, che fornire prestazioni tecnicamente scadenti” (Catello Parmentola) Quindi i concetti di deontologia e qualità non possono essere disgiunti ed anzi un adeguato approfondimento della materia deontologica può e probabilmente deve anche essere, per ciascuno di noi, una via pressoché obbligata per migliorare i livelli qualitativi del proprio concreto agire professionale quotidiano. Alla base del C.D. ci sono 4 principi generali o imperativi guida necessari nell’attività professionale dello psicologo (Calvi-Gullotta): Nell’art. 3 viene utilizzato il termine promuovere (il benessere psicologico dell’individuo, del gruppo e della comunità); questo ci rimanda ad un atteggiamento di professionista attivo che, dal punto di vista della deontologia, non può considerarsi né rappresentato, né soddisfatto, nella mera non violazione di norme contenute nel codice, ma che contiene in sè la necessità sia di azioni propositive, finalizzate all’affermazione di benessere psicologico delle persone, che, a monte delle azioni, di motivazioni personali e professionali coerenti con il raggiungimento degli obiettivi ad esse sottese. Giuliana Callero Responsabile Deontologia Il Codice Deontologico dello Psicologo Italiano, dalla sensibilizzazione alla conoscenza Nell’ottica degli approfondimenti sulle questioni deontologiche riprendiamo il contributo fornito dal dott. Garau (componente dell’Osservatorio Nazionale Deontologico del CNOP) in occasione di un incontro presso la sede dell’Ordine. Il dott. Garau, nella sua relazione, si è soffermato ad illustrare alcune caratteristiche fondamentali del nostro Codice, sottolineando l’importanza dello stesso come una guida indispensabile nell’agire professionale tanto quanto la competenza tecnica e, per questo, uno strumento che orienta e rassicura. In particolare è stato evidenziato il valore sociale del Codice che comporta da parte dei professionisti l’osservanza di norme comportamentali che tutelino la persona; è stato posto l’accento sul Codice come strumento attivo e unificante di promozione e di produzione dei fondamenti sui quali lo Psicologo costruisce la propria identità culturale e professionale. È stata indicata la necessità della formazione (art. 5), quella dell’autonomia (art. 6) e del segreto (art. 11). È stata ampia la discussione sull’obbligo di denuncia, di referto (art. 13), con tutto quanto questo comporta e con le opportune differenziazioni; altrettanto ampia e discussa l’illustrazione dell’art 31, relativo all’erogazione di prestazioni a favore di soggetti minorenni o interdetti. Il GdL di Psicologia Giuridica che ha curato l’organizzazione della giornata, presentando dei casi in cui l’applicazione delle norme deontologiche ha chiarito e semplificato gli interventi professionali, intendeva porre come obiettivo dell’incontro quello della promozione di un atteggiamento consapevole e attivo che, dal punto di vista della deontologia, non può considerarsi né rappresentato, né soddisfatto, nella mera non violazione di norme, ma che necessita di azioni propositive finalizzate all’affermazione del benessere psichico delle persone. Le importantissime slide dell’intervento del dott. Garau sono consultabili sul sito dell’Ordine (Area Professionisti > Formazione > Atti dei Convegni). Giuliana Callero Responsabile Deontologia Impegno solenne La cerimonia dell’impegno solenne riprende, nella formula, alcuni punti cardine del C.D. che così proclamato diventa espressione e manifestazioni pubblica dell’assunzione di un impegno morale che, chi esercita, assume nei confronti del paziente, nei confronti del gruppo professionale di appartenenza e nei confronti della società. Pronunciare una formula di rito si trasforma in un monito ad appellarsi, nei momenti di difficoltà, al Codice di Deontologia Professionale, tenendo sempre presenti i valori propri dell’impegno. In linea con gli indirizzi del CNOP e con quanto già altri Ordini Regionali hanno promosso, il Consiglio dell’Ordine della Liguria ogni anno organizza la giornata dell’impegno solenne dello psicologo. Quest’anno si celebrerà la terza edizione. Il Consiglio intende dare risalto a questo momento che, pur tenendo conto delle difficoltà per le professioni in genere e per quella dello psicologo in particolare, vuole rappresentare una forte motivazione all’appartenenza

Stalking e rischio di violenza (STAR V)

Final Report Executed by: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, Università degli Studi di Milano In cooperation with: Associazione Centro Documentazione Donna, Associazione Forum Donne Giuriste, Associazione La Rondine Onlus, Amministrazione Provinciale di Modena For: Dipartimento per le Pari Opportunità Economically supported in the frame of the call “Avviso per il finanziamento di progetti finalizzati a rafforzare le azioni di prevenzione e contrasto della violenza di genere – Anno 2008” List of experts and contributors Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia (Soggetto capofila) Università degli Studi di Milano (Partner) Methodologist Prof. Lorraine Paula Sheridan (Heriot Watt University, Edinburgh, UK) Partners Associazione Centro Documentazione Donna, Associazione Forum Donne Giuriste, Associazione La Rondine Onlus, Amministrazione provinciale di Modena Comitato di pilotaggio Emilia Romagna and Lombardia Courts and their staff are acknowledged for their availability and support in the research activities. We would also to thank the Forensic Medicine Departments of the University of Modena and Reggio Emilia and Milan, for their qualified collaboration in the development of the research. Table of contents 1. Executive Summary Stalkers can inflict severe injury upon and have been known to kill their victims. Stalking is by no means uncommon, and now that stalking is specifically legislated against in Italy, tools are required to help identify the most dangerous offenders. Following a file search of 8,000 Italian cases, 59 cases of severe and lethal stalker violence were identified, as well as 61 cases of less serious stalking. The two sets of data were compared via statistical analysis and 10 items were revealed that best predicted severe stalker violence. These items form the basis of a checklist designed to be used by frontline police officers. This checklist takes the form of 10 questions and has the primary aim of increasing the opportunities of police officers to identify potentially dangerous stalkers. Explanatory notes have been provided for each of the 10 questions. The checklist will not allow a safe prediction of which stalkers will seek to kill their victims (often the stalkers themselves will not know what they are going to do next). Instead, it provides information on those factors that are most often associated with dangerous stalkers. It encourages investigating officers to ask the right questions and obtain sound evidence from victims. If a large number of ‘yes’ responses to the 10 questions are obtained, then this would suggest that the offender may act out violently and that the police should seek additional evidence for or against this suggestion. It would also suggest that the victim be warned and protected. This report and the checklist form the first step in the creation of a usable tool. Next, the checklist should be tested for reliability and validity. 2. Introduction and Brief Literature Review This report provides an overview of the development of a risk checklist for stalking. It is based on data collected from Italian case files and has been created specifically for use by law enforcement. The now robust literature on stalking demonstrates that although it is related to domestic violence and other forms of violence, stalking has its own patterns of behaviour. As such, there exists a need for stalking-specific tools and training. Stalking is characterised by the persistent imposition of unwanted contact and/or communication towards a victim that normally results in victim fear or distress. Persistent harassment of the victim, such as making threats to harm, destroying property, following the victim from place to place, and making malicious complaints against the victim, is also associated with stalking. Stalking may also include physical violence against the victim, and this can be extreme, resulting in death or permanent incapacity (e.g. James & Farnham, 2003). Around half of all stalking victims will have shared a former intimate relationship with their stalker. The other 50% of victims include be would-be partners, neighbours, strangers, acquaintances, workmates, and professional contacts such as doctors and psychologists (Mullen, Pathé & Purcell, 2000; Thomas, Purcell, Pathé & Mullen, 2008; McEwan, Mullen, Mackenzie & Ogloff, 2009). Stalking is highly prevalent and appears to be a worldwide phenomena. In Italy, the National Statistics Institute (ISTAT, 2007) conducted an epidemiological survey on violence against women that showed a rate of stalking victimization of 18.8%. This stalking took place in a domestic violence context as all the women in the sample had been targeted at the point of relationship breakdown and divorce. It is, therefore, reasonable to expect that if other contexts (i.e. those outside previously romantic relationships) were considered, the rate of stalking in Italy would be revealed to be considerably higher. The ISTAT data also demonstrated that 48.8% of female victims of physical or sexual violence at the hands of a former partner had also suffered persecution behaviours. As stated above, stalking behaviour is frequently associated with violence. A meta-analysis of 22 studies produced an overall violence rate of 32% and a sexual violence rate of 12% (Spitzberg, 2007). These categories included assault, injury, suicide and attempted suicide, rape and attempted rape, murder and attempted murder, use of a weapon, and vandalism. It has been noted by some (e.g. Rosenfeld, 2004) that much of the violence perpetrated by stalkers is relatively minor, but it is undeniable that stalkers can and do attack and sometimes kill their victims. Given the high prevalence of stalking in the general community, this is a real cause for concern. The main aims of the risk checklist that has been produced by this work are: As such, the instrument is not a full clinical or actuarial risk assessment. Rather, we have produced a checklist that seeks to guide decision making and aid the collection of useful evidence. The checklist is based on variables that we found to be associated with serious stalker violence in real life Italian cases. Correlates of stalker violence so far identified by empirical work include: a prior intimate relationship between victim and stalker, explicit threats (mainly of personal violence), a history of substance abuse, and the absence of psychosis in the perpetrator (see Rosenfeld’s

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